Sull’argilla polimerica – 01


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Il sogno in un cassetto 🙂

Ossia vi racconto il mio lavoro dandovi informazioni generali e specifiche per chi vuole iniziare questo cammino o è solamente curioso di sapere cos’è, approfonditamente, l’argilla polimerica ed i suoi utilizzi.
Questa sezione è frutto di studi, ricerche ed esperienze personali, non prendetelo per oro colato, sperimentate e provate in prima persona sempre. Non copiatelo ne interamente ne parzialmente, non appropriatevi di parti per postarle sui vostri blog, diari facebook o altro.
Sono felice di condividere con voi le mie conoscenze, le mie esperienze ed i miei fallimenti. Potete condividere gli articoli sui vari social, oppure venire a consultarlo quando volete.

Ho cercato di mettere insieme tutto ciò che ho appreso, sperimentato e accumulato, per aiutare coloro che vogliono iniziare questo meraviglioso cammino, senza avere il fastidio delle ricerche e delle notti in bianco con dizionario alla mano.
Questa sezione non ha la pretesa di essere esaustiva in tutti gli aspetti, ma semplicemente, dare gli strumenti per iniziare con una piccola infarinatura e fornire suggerimenti ed espedienti per fare una scelta tra attrezzi utili o necessari, e attrezzi dei quali si può benissimo fare a meno o costruirsi da sè utilizzando altri oggetti.

Spero che vi sia utile, soddisfi la vostra curiosità e accenda una passione che vi garantisco non vi lascerà facilmente.

 

Cos’è l’argilla polimerica?
In Italia è molto conosciuta come Fimo, anche se fimo è solo una delle tante marche di pasta modellabile in commercio.

L’argilla polimerica o sintetica, polymer clay in inglese, è una pasta modellabile e termoindurente (cioè che indurisce se cotta), è a base di PVC, cloruro di polivinile o polivinilcloruro, è sostanzialmente un derivato del petrolio e una delle materie plastiche più usate al mondo. Non si secca all’aria, si conserva a lungo, è idrorepellente, colorata, si trova opaca, traslucida (trasparente), perlata con pigmenti metallici o con all’interno glitter colorati.

La polimerizzazione avviene da temperature che vanno dai 110° ai 150°C (dipende dalla marca che si usa) le molecole di polimero della pasta con il calore creano dei legami tra di loro, in questo modo la pasta si indurisce e non è più lavorabile.

Questa pasta estremamente versatile viene utilizzata per svariati lavori. Negli anni appassionate di tutto il mondo hanno messo a punto una serie di tecniche e lavorazioni per ottenere determinati effetti.
Le paste polimeriche le trovate in commercio in negozi di Hobby creativi, cartolibrerie, negozi di belle arti e di bricolage, e fortunatamente on line, dico fortunatamente perché la varietà di marche e di attrezzi reperibili nei negozi è esigua.
Nella sezione links troverete degli indirizzi di siti da cui mi fornisco, o mi sono fornita, quindi dei quali conosco la serietà e anche siti di artisti mondiali, o interessanti.

 

Poca, pochissima storia… 
Katharina Simon meglio conosciuta come Kathe Kruse, nata nel 1883 in Germania, realizzava bamboline per sua figlia Sofie, soprannominata Fifi.
Le sue bambole divennero famose e si possono ancora ammirare in alcuni musei.

Alla fine degli anni 30 ebbe difficoltà a procurarsi il materiale per fare le teste delle bambole. Così la figlia Fifì, ormai adulta, iniziò a sperimentare degli impasti per aiutarla, finché non ottenne un composto adatto ad essere modellato e cotto in un forno a basse temperature. Fifi continuò le sue sperimentazioni per alcuni anni, usando questo impasto per creare mosaici. Produsse una piccola gamma di colori, che iniziò a vendere con il nome di Fifi Mosaik. Finché nel 1964 conobbe Eberhard Faber che si interessò al prodotto e iniziò a produrlo industrialmente.

Il materiale è attualmente venduto con il nome di Fimo, dall’unione delle due prime sillabe delle parole Fifi e Mosaik.

 

Tossico o non tossico
Allo stato in cui si acquista, il materiale non è tossico, ma ci sono degli accorgimenti da tenere: non è adatto a bambini al di sotto degli 8 anni, non toccare il cibo ne portarsi le mani alla bocca durante la lavorazione, lavarsi le mani dopo l’utilizzo.

Usate attrezzi dedicati esclusivamente per lavorare le paste polimeriche, non utilizzate coltelli, taglieri, tegami, contenitori, o altro, che riutilizzereste per gli alimenti.

Per la cottura seguite le indicazioni riportate sulla confezione. Se bruciato emette dei fumi tossici che non è consigliabile respirare, quindi cuocere sempre in ambienti areati, e massima attenzione alla temperatura del forno.

Nel caso utilizziate il forno di casa il consiglio è di cuocere l’oggetto all’interno di un contenitore chiuso, anche tra due teglie di alluminio che eviteranno, in caso di bruciatura, che i fumi si attacchino alle pareti del forno. Pulite con cura l’interno del forno prima di cuocere alimenti. La miglior soluzione è acquistare un forno dedicato alla cottura delle paste sintetiche. Comunque per iniziare e non spendere soldi si può usare il forno di casa.

 

Tipi e marche
In vendita ci sono molti tipi di paste polimeriche, le differenze sostanziali sono di temperatura e tempi di cottura, consistenza prima e dopo la cottura, lavorabilità e varietà di colori disponibili. Non vi farò la lista dei pregi e difetti di ogni marca, perché, dalla mia esperienza, ho trovato delle diversità di opinioni con quelle scritte da altri…

Alcune delle marche più conosciute ed utilizzate sono:

Fimo – Professional, Soft, effect e Fimo liquid
Cernit 
Sculpey – Premo, Sculpey III, SuperSculpey e Pro-Sculpt per la realizzazione di bambole, Super Elasticlay per la creazione di stampi e Sculpey liquid.
Kato Polyclay e liquid
Pardo e Pardo Art Jewerly (Con cera d’api)
To Do (Con cera d’api)
 
 
Paste ridotta e corretta
 
 
Vi darò delle linee guida sulla differenza tra paste più morbide e più dure.

Dunque le paste più morbide sono più malleabili, facili da lavorare e consigliate per i principianti. Di contro, diventano troppo molli e appiccicose quando fa caldo e se lavorate troppo. Rimangono facilmente impronte e segni sulla pasta. Il Premo ad esempio è una pasta morbida, facile da lavorare, ma che permette un po più di precisione, rispetto al Fimo io la trovo più elastica e resistente dopo la cottura. La To Do, avendo cera d’api all’interno è una pasta morbida e mal lavorabile, ma una volta cotta è molto resistente. Mentre la Pardo è simile alla To Do, la Pardo Art Jewerly non è una pasta dura, ma è molto ferma, con questa pasta sono riuscita finalmente a fare un cane con le iniziali e a ridurlo fino ad 1 cm x 0,5 senza che le lettere si deformassero e con pochissimo spreco. E’ una pasta che vale ulteriori sperimentazioni, poi vi saprò dire meglio. Comunque le paste con cera d’api sono profumate e gradevoli al tatto.
Le paste più dure sono da preferire per fare murrine o cane, che non si sformino quando le andremo a ridurre e tagliare in sottili fette e lavori di piccola precisione. Ovviamente sono più difficili da manipolare e condizionare, come il Kato polyclay, ma più resistenti dopo la cottura. Il Cernit io non so collocarlo, c’è chi la mette tra le paste dure, ma la mia esperienza mi dice il contrario. C’è da dire che appena arrivati i panetti e provando a lavorarla risultava mollissima come il nero della Fimo, ma nel giro di poche settimane si è rivelata invece più lavorabile… Ah, il nero è un po una condanna, non so perché ma il nero, di tutte le marche, tende ad essere sempre più molle degli altri colori. Per questo molti usano la Kato, ma ahimè io non riesco a sopportarne l’odore, e invece mi piacerebbe provarla come si deve…

I colori sono tutti mescolabili tra loro potete mescolare anche le marche tra loro, c’è chi dice che in questo caso la cottura dovrà avvenire alla temperatura più bassa tra quelle consigliate per le marche usate, per evitare che quelle che cuociono a temperature più basse brucino, ma io ho spesso cotto Fimo e Premo o Premo e To Do insieme (Il Fimo cuoce a 110°, il Premo a 130° e la To Do a 120°) alla temperatura di 130°, quella del Premo, e non ho bruciato nulla. Il materiale, una volta aperto, non secca ma invecchia con il tempo. Imparerete con i vari acquisti che ci sono partite fresche e quindi più molli e partite più stagionate, a volte acquisto in abbondanza proprio per dare modo alla pasta di “invecchiare” un po’ prima di usarla. Quindi è preferibile conservarla in un contenitore in vetro o plastica, in pellicola trasparente o semplicemente in sacchetti di cellofan, fate delle prove con piccoli pezzi perché le paste contengono plastificanti e possono reagire con alcuni materiali. Importante: non tenere esposte le confezioni o la pasta in genere, ad una fonte di calore superiore ai 40°, già a quella temperatura le paste iniziano la polimerizzazione e non potrete più lavorarle. Quindi non lasciatele in macchina sotto il sole, oppure vicino ad un termosifone o ad una stufetta ecc…
 
Per concludere: le paste vanno provate, alcune di noi hanno mani più calde e preferiscono paste dure perché riescono bene a condizionarle ed a manipolarle. Altre come me, specialmente in inverno, hanno mani fredde e una pasta troppo dura sarebbe impossibile da lavorare. Poi c’è la differenza di profumazione, al tatto, di cottura, di resa dei colori e della resistenza dopo la cottura. E ultimo il tipo di lavoro che andremo a fare, quindi non c’è una vera e propria tabella o pasta da preferire è una scelta soggettiva, ognuno ha le sue opinioni.
 
Utilizzi della pasta polimerica
E’ proprio questa la cosa che più di tutte ha scatenato la mia fantasia e alimentato la mia passione, non c’è praticamente nulla che non si possa fare con la pasta polimerica, oltre a farne fantastici gioielli, si può usare per rivestire vetro, legno, latta, ferro, scarpe, ceramica, vetro, ci si possono fare quadri, murales, bottoni, ciotole, rivestire agende, e tutto quello che la vostra fantasia vi suggerirà. Si presta a creare finta pelle, cuoio, ceramica, legno, osso, pietre dure insomma non credo di conoscere un materiale più versatile e completo. Non so perché venga erroneamente sottostimato e, soprattutto in italia, visto come un materiale per ragazzi o per creare piccoli ninnoli.
A questo proposito vi metto un paio di link a board di Pinterest dove troverete molte foto di gioielli creati da artisti di fama mondiale, spero che vi apra un nuovo mondo come è successo a me.
http://www.pinterest.com/sydneyjewellery/1000-polymer-clay/
http://www.pinterest.com/thebluebottle/inspiring-polymer-clay-designs/
Date un’occhiata anche a questo blog, una collezione di lavori di artisti delle paste polimeriche:
Polymer clay planet